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Al termine della Serie A 1975-76, il Cesena di Marchioro ottenne un sorprendente 6° posto che fruttò ai bianconeri non solo il miglior piazzamento di sempre: ma pure l’avventura in Coppa UEFA.
Il campionato di Serie A 1975-76 fu storico non solo per il ritorno del Torino allo Scudetto dopo 27 anni – finora unico titolo dal dopo Superga – ma pure per l’exploit di una provinciale, capace di strappare la qualificazione in UEFA. Parliamo del Cesena, guidato da Giuseppe Pippo Marchioro e che all’ultima giornata ebbe la meglio sul Bologna per il 6° posto. Le due compagini, arrivate entrambe a quota 32 punti, dovettero sottostare al regolamento vigente che imponeva la prevalenza della differenza reti. Cesena +4, Bologna 0. Di fatto furono i felsinei a perdere il treno, perché prima del 30° e ultimo turno di campionato avevano un punto di vantaggio sui romagnoli. Il Bologna perse contro l’Inter, al Cesena fu sufficiente l’1-1 con il Torino già aritmeticamente campione per l’aggancio in classifica e il decisivo sorpasso. Ma tutto questo fu possibile grazie alla vittoria del Napoli (5° in campionato) in Coppa Italia oltre un mese dopo, evento che qualificò i partenopei per la Coppa delle Coppe e liberò di conseguenza un posto in UEFA. Mai attesa fu così dolce per il Cesena, che poté quindi festeggiare una qualificazione europea storica.

Questa la rosa di quel Cesena 1975-76 (tra parentesi presenze e reti):
PORTIERI. Boranga (30), Bardin (4).
DIFENSORI. Danova (30, 1), Oddi (30), Cera (29), Ceccarelli (25, 3), Zuccheri (21, 4), Zaniboni (1).
CENTROCAMPISTI. Frustalupi (30, 7), Rognoni (29, 2), Bittolo (25, 1), Festa (18, 2), Valentini (4).
ATTACCANTI. Urban (24, 8), Bertarelli (19, 5), Mariani (14), Petrini (11, 1), De Ponti (9, 2), Perissinotto (1).

L’allenatore, come citato in precedenza, era Giuseppe Marchioro.

Nato a Milano nel 1936, era cresciuto come calciatore nel Milan ma non riuscì ad arrivare in prima squadra. Vestì le maglie di Legnano, Varese e Catanzaro come attaccante, prima di passare alla panchina. Arrivò all’exploit di Cesena dopo aver compiuto un’impresa alla guida del Como, che riportò in Serie A nel 1975 dopo 22 anni di assenza. Il piazzamento europeo colto l’annata seguente al Cesena gli fruttò la chiamata del Milan: non sarebbe andata bene.
L’annata 1976-77 si sarebbe rivelata assai complicata e infine amarissima per la compagine bianconera. In sede di mercato la rosa vide la sostituzione del centravanti titolare Urban con il capocannoniere cadetto Bonci, che aveva trascinato il Genoa in Serie A. Arrivarono anche Batistoni (Roma), Beatrice (Fiorentina), Lombardo (fresco di Scudetto con il Torino), Pepe (Palermo) e Benedetti (giovane cresciuto nel vivaio). Giulio Corsini prese il posto di Marchioro in panchina, ma durò appena 3 giornate (per altrettante sconfitte). Non solo: in quel momento il Cesena era già uscito subito dalla Coppa Italia e dalla Coppa UEFA. A Corsini subentrò la coppia formata da Paolo Ferrario (genero del presidente Manuzzi) e Aldo Neri che colse due pareggi. Nuovo ribaltone: ecco Tom Rosati, che collezionò altri 3 tonfi consecutivi. Un momentaccio, sarebbe meglio dire crisi profonda. Nel tentativo estremo di invertire la rotta, la dirigenza cesenate richiamò chi aveva conquistato dei punti. Ovvero il tandem Ferrario-Neri, che sarebbe rimasto fino alla fine. A Bonci non andò bene (2 gol) e fece il possibile il giovane Gianluca – detto Gil – De Ponti, miglior realizzatore con 7 reti.
Facciamo un passo indietro e approfondiamo la brevissima campagna europea. Il sorteggio non fu certi dei più benevoli, nei trentaduesimi di UEFA. Il Cesena pescò il Magdeburgo, solidissima compagine della Germania Est con un curriculum continentale di tutto rispetto e giocatori di ottimo livello. La gara d’andata, il 15 settembre 1976 all’Ernst-Grube-Stadion, vide il secco 3-0 dei padroni di casa grazie alla doppietta del bomber Streich e alla rete di Steinbach. Retour match quindi proibitivo per chiunque, figurarsi per dei carneadi come quelli bianconeri. Eppure fu accarezzata l’impresa allo stadio de La Fiorita. Il Cesena si portò sul 2-0, per effetto dei gol di Giorgio Mariani e Fiorino Pepe. Il celebre Jurgen Sparwasser gelò l’entusiasmo dei padroni di casa, che già sognavano dei possibili tempi supplementari. Fu inutile il 3-1 di Emiliano Macchi e l’esperienza si concluse subito, al primo scoglio.

In campionato, la squadra compì il giro di boa all’ultimo posto con la miseria di 8 punti conquistati. Però il peggio sarebbe arrivato a maggio ’77, quando il Cesena chiuse l’annata con 14 punti totali e una retrocessione dolorosa a -7 dal Catanzaro penultimo. Insomma: nel giro di 12 mesi i bianconeri del commendatore Dino Manuzzi toccarono l’apice della loro storia e pagarono a caro prezzo tanta grazia, precipitando in maniera rovinosa. Per riconquistare la magia, sarebbe stato richiamato Marchioro cacciato dal Milan dopo appena 15 partite. Il Cesena sarebbe finito 9° e avrebbe riconquistato la A solo nel 1981, con Osvaldo Bagnoli in panchina.

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