40 anni fa Enzo Bearzot lasciò la Nazionale dopo il Mondiale in Messico. Al suo posto arrivò Azeglio Vicini, artefice di un profondo ricambio generazionale.
La fine del ciclo di Bearzot
Il 17 giugno 1986, a Città del Messico, si chiuse un’epoca della Nazionale italiana. La Francia di Michel Platini batté 2-0 gli Azzurri negli ottavi del Mondiale, con reti dello stesso Platini e di Stopyra. Quella partita sarebbe stata l’ultima di Enzo Bearzot sulla panchina dell’Italia.
Il “Vecio”, campione del mondo quattro anni prima in Spagna, scelse di lasciare nonostante un contratto che avrebbe potuto accompagnarlo fino al Mondiale del 1990. Alle sue spalle restavano il quarto posto mondiale del 1978, quello europeo del 1980 e soprattutto la notte di Madrid dell’11 luglio 1982.
Vicini, la successione preparata in casa
La FIGC non cercò lontano. Il successore fu Azeglio Vicini, uomo federale dal 1968 e commissario tecnico dell’Under 21 dal 1976. In dieci anni aveva costruito una generazione destinata a diventare l’ossatura della nuova Italia: Zenga, Maldini, Ferri, De Napoli, Donadoni, Giannini, Vialli e Mancini. Nel 1986 aveva appena portato gli Azzurrini fino alla finale dell’Europeo, persa ai rigori contro la Spagna.
Un curioso doppio incarico nell’ottobre 1986
Il passaggio di consegne ebbe anche un dettaglio singolare. Vicini debuttò con la Nazionale maggiore l’8 ottobre 1986 a Bologna, battendo la Grecia 2-0. Pochi giorni più tardi tornò però sulla panchina dell’Under 21 per completare la finale europea contro la Spagna, prima di consegnare definitivamente gli Azzurrini a Cesare Maldini.
Con Vicini iniziò così una Nazionale più giovane e offensiva, che avrebbe raggiunto la semifinale a Euro ’88 e il terzo posto a Italia ’90.
Tra Bearzot e Vicini non ci fu una rivoluzione rumorosa, ma una staffetta interna alla scuola federale italiana: dal gruppo campione del mondo del 1982 alla generazione delle future “Notti magiche”.
