Nato in Scozia da emigranti di Barga, Giovanni “Johnny” Moscardini attraversò la Grande Guerra prima di diventare uno dei primi oriundi della Nazionale italiana: 9 presenze e 7 gol tra il 1921 e il 1925.
Un italiano nato tra le nebbie scozzesi
Prima degli oriundi sudamericani, molto prima di Orsi, Monti e Guaita, l’Italia aveva già trovato un azzurro nato oltreconfine. Giovanni “Johnny” Moscardini venne al mondo a Falkirk, in Scozia, nel 1897, figlio di emigranti originari di Barga, in provincia di Lucca. Cresciuto respirando il football britannico, durante la Prima guerra mondiale scelse l’Italia: si arruolò nell’esercito e rimase gravemente ferito a un braccio durante la battaglia di Caporetto.
Dalla guerra alla maglia azzurra
Dopo la convalescenza tornò a Barga e contribuì alla nascita del calcio locale, prima di imporsi con la Lucchese. I numeri raccontano un centravanti formidabile: almeno 40 gol in 51 presenze di campionato con i rossoneri.
Il 6 novembre 1921, a Ginevra contro la Svizzera, arrivò la chiamata della Nazionale. Moscardini debuttò e segnò immediatamente nel pareggio per 1-1. Per Barga fu un evento enorme: i giornali locali celebrarono quel figlio dell’emigrazione tornato dalla guerra e diventato centravanti dell’Italia.
Sette gol in appena nove partite
Tra il 1921 e il 1925, Johnny collezionò soltanto 9 presenze, ma realizzò ben 7 reti. Una media straordinaria. La sua ultima partita fu quasi una firma: il 7-0 alla Francia del 22 marzo 1925, con una doppietta personale. Nel mezzo arrivò anche una tournée sudamericana con il Genoa, durante la quale affrontò Argentina e Uruguay.
Poi il calcio lasciò spazio alla vita. Moscardini tornò in Scozia, dove mise su famiglia e gestì per decenni un’attività commerciale. Morì nel 1985.
A Barga, però, il suo nome è rimasto sullo stadio cittadino. Un monumento silenzioso a un uomo che, un secolo fa, anticipò una storia destinata a ripetersi molte volte: quella di un’Italia calcistica capace di riconoscersi anche nei figli della propria emigrazione.
