1962, La Battaglia di Santiago

[Contenuto originale per La Battaglia di Santiago | Ultimo aggiornamento: 22.7.2024]

Nella Coppa Rimet 1962, organizzata dal Cile, ebbe luogo quello che viene considerato il match dall’esito più vergognoso nella storia iridata. I padroni di casa, contro l’Italia, misero in campo la cosiddetta Battaglia di Santiago. Una pagina di calcio che, non a caso, dà il nome a questo portale perché intrisa di mille e una sfaccettatura.


Come da consuetudine fino a quel momento, la FIFA assegnò al Sudamerica l’organizzazione del Mondiale dopo due edizioni europee. L’onere venne affidato al Cile. La parola “onere”, è stata usata non a caso: infatti, il 22 maggio 1960, si verificò l’agghiacciante terremoto di Valdivia, che sconvolse il Paese e tuttora risulta essere il più intenso evento sismico di sempre. Di conseguenza, le infrastrutture – sportive e non – ne risultarono compromesse o danneggiate. Oltre naturalmente alle ingenti perdite umane registrate. Più di una persona storse il naso quando il Cile venne designato quale padrone di casa. Ma, nonostante le grandi difficoltà del popolo cileno, la macchina organizzativa portò l’impegno a termine grazie al lodevole lavoro di Carlos Dittborn. Il quale, purtroppo, non riuscì a vedere l’ideale compimento dei suoi sforzi: un attacco cardiaco – secondo altre fonti una pancreatite – lo stroncò appena un mese e due giorni prima dell’inaugurazione.

La Nazionale cilena lo avrebbe omaggiato, durante il torneo, indossando una striscia nera sotto lo stemma sopra la maglia da gara.


Il drammatico terremoto di Valdivia del 1960.

Due giornalisti italiani, Antonio Ghirelli (Corriere della Sera) e Corrado Pizzinelli (Il Resto del Carlino-La Nazione), vennero inviati in Cile per effettuare un reportage di presentazione. La nostra Nazionale era stata inserita nel girone eliminatorio insieme ai padroni di casa, alla Germania Ovest e alla Svizzera. Nei loro resoconti, i due giornalisti non avevano usato molto tatto nel descrivere la realtà cilena, afflitta da numerosi problemi accentuati dal disastro del 1960. Chiari riferimenti a povertà, prostituzione, abitanti regrediti peggio di africani e asiatici. Ci fu grande indignazione: probabilmente Ghirelli e Pizzinelli pensavano che il loro servizio non avrebbe varcato i confini italiani.


Antonio Ghirelli.
Corrado Pizzinelli.

Ma anche la stampa extra-cilena riprese questo “incidente”. Venne richiesta l’espulsione dal Paese per i due giornalisti: Pizzinelli era già rientrato in Italia. Il vicepresidente della Federcalcio argentina, Piccinelli, fu scambiato per il giornalista Pizzinelli e assediato in un albergo. La tensione continuava a montare, oltretutto i cileni non vedevano di buon occhio la presenza di alcuni oriundi sudamericani nella squadra azzurra: in particolare, Maschio e Sivori, in quanto argentini e quindi acerrimi rivali.


Nelle rispettive gare d’esordio, il Cile aveva battuto la Svizzera 3-1 e l’Italia era stata bloccata sul pari a reti bianche dai tedeschi. Quindi, la seconda gara contro i cileni, per gli azzurri, rappresentava già una partita da “dentro o fuori“. Le reazioni ai famosi articoli incriminati avevano messo in allarme la squadra italiana, che si aspettava con timore un’accoglienza ostile. Per questo motivo, prima dell’inizio del match, i nostri giocatori distribuirono ai tifosi cileni numerosi mazzi di garofani bianchi, con il probabile scopo di ammorbidire gli spettatori. I quali risposero di tutto punto con sonore bordate di fischi. Arbitro della contesa l’inglese Ken Aston, chiamato in sostituzione dello spagnolo Ortiz de Mendibil ricusato dagli azzurri per via dell’idioma uguale a quello dei padroni di casa. Dopo la gara con la Germania, l’Italia scese in campo con ben 6 giocatori nuovi perché (come avrebbe affermato Giovanni Ferrari in seguito) veniva ritenuto che i giocatori italiani non fossero atleticamente in grado di giocare tre volte in pochi giorni. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe accaduto.


La formazione del Cile. In piedi, da sinistra a destra, dal 2° al 7°: Carlos Contreras, Raúl Sánchez, Misael Escuti, Eladio Rojas, Luis Eyzaguirre, Sergio Navarro. Accosciati: Jaime Ramírez, Jorge Toro, Honorino Landa, Alberto Fouilloux, Leonel Sánchez.

La formazione dell’Italia. In piedi, da sinistra a destra: Bruno Mora, Giorgio Ferrini, Sandro Salvadore, Carlo Mattrel, Mario David, Francesco Ianich. Accosciati: Humberto Maschio, Bruno Robotti, Paride Tumburus, José Altafini, Giampaolo Menichelli.

Dopo ben poco tempo dal calcio d’inizio, si capì che quella sarebbe stata una partita diversa dalle altre. I giocatori cileni cominciarono a praticare un gioco intimidatorio, provocatorio e scorretto. E gli azzurri commisero l’errore fatale di cadere nella trappola con tutti e due i piedi. Già al 7° minuto la partita prese la prima piega negativa: Giorgio Ferrini, dopo aver subìto fallo da Landa, reagì tentando di scalciare l’avversario. Aston espulse Ferrini, il quale, non volendo uscire dal campo, fu alla fine scortato fuori dalle forze dell’ordine.


Ferrini, dopo l’espulsione, scortato fuori dal campo.

Inoltre, nel parapiglia creatosi durante l’espulsione di Ferrini, il cileno Leonel Sanchez colpì Maschio con un pugno al volto, fratturandogli il naso. Non essendo ancora previste le sostituzioni, Maschio dovette restare in campo in quelle condizioni. Al 38°, lo stesso Sanchez si rese protagonista di uno degli episodi più vergognosi: venne affrontato correttamente da David, ma rialzatosi da terra, sferrò un altro pugno in faccia al difensore italiano, gesto che non fu minimamente punito ma vide il cileno mimare una zoppia al piede sinistro. Istantanee passate alla storia di quel giorno.


Ianich, Ferrini e David soccorrono Maschio, colpito al volto da Leonel Sanchez.

Dopo soli 3 minuti, David intervenne in gioco pericoloso sul “pugile” Sanchez, con un contrasto volante. Aston lasciò in quel momento l’Italia in 9, allontanando anche il terzino azzurro. L’Italia andò al riposo in condizioni già disperate seppur ancora sullo 0-0, con Maschio molto dolorante. Ne seguì una seconda frazione ancora spezzettata, spesso interrotta da falli e conseguenti siparietti. Le forze dell’ordine dovettero entrare altre tre volte in campo. Incredibile. Uno spettacolo indegno per la Coppa Rimet. Alla fine il Cile riuscì a passare di testa al 73° con Ramirez e poi con il destro da lontano di Toro a 3 minuti dalla fine.


Questo il tabellino del match.

2 giugno 1962, Santiago del Cile, Estadio Nacional

Cile: Escuti, Eyzaguirre, Raúl Sánchez, Navarro, Contreras, Rojas, Toro, Ramírez, Landa, Fouilloux, Leonel Sánchez. Commissario Tecnico: Fernando Riera.

Italia: Mattrel, Salvadore, Robotti, David, Janich, Tumburus, Ferrini, Mora (C), Maschio, Altafini, Menichelli. Commissione Tecnica: Giovanni Ferrari e Paolo Mazza.

Arbitro: Ken Aston (Inghilterra).

Reti: 73° Ramírez, 87° Toro.

Spettatori: 66.057.


L’istantanea più celebre di Cile-Italia 1962: l’atteggiamento severo dell’arbitro inglese Aston, accerchiato dagli italiani Salvadore, Ianich e Mora.

L’Italia era a quel punto virtualmente già eliminata, cosa che poi appunto avvenne dopo l’ultimo turno di gare, quando vincemmo inutilmente contro la Svizzera per 3-0. La stampa italiana si scatenò letteralmente contro i cileni e l’arbitro Aston, reo di aver diretto la gara in modo inappropriato, chiudendo gli occhi su tutte le malefatte cilene. Il fischietto inglese, all’epoca tra i migliori in assoluto, dichiarò in seguito che avrebbe voluto sospendere quella partita, ma che invece per timore di insurrezioni popolari si limitò ad “accompagnare” fino alla fine l’incontro e definì la gara come un “conflitto militare”. Gianni Brera lo avrebbe apostrofato “ineffabile carogna inglese“. Ma sarebbe passato poi alla storia quale inventore dell’uso dei cartellini durante una partita e non solo, depositario di notevole prestigio in patria e a livello internazionale. L’ambasciata cilena in Italia fu piantonata per giorni, per paura di qualche atto inconsulto. La televisione inglese, che trasmise la telecronaca registrata dell’incontro, dichiarò per bocca del commentatore David Coleman:

Buon pomeriggio. L’incontro a cui state per assistere è l’esibizione di calcio più stupida, spaventosa, sgradevole e vergognosa, possibilmente, nella storia di questo sport“.

L’Italia tornò a casa, mentre il Cile arrivò terzo dopo aver battuto la Jugoslavia nella finalina. A oggi, il loro miglior risultato iridato di sempre.



La testimonianza di Antonio Ghirelli, autore di uno degli articoli incriminati che accesero il confronto tra Cile e Italia, sulle pagine di “Mondiali, La grande enciclopedia della Coppa del Mondo” pubblicata dal Guerin Sportivo nel 1994.


Da sottolineare come due dei protagonisti cileni di quella sfida furono accolti in Italia. L’autore del 2-0, Jorge Toro, avrebbe vestito le maglie di Sampdoria, Modena e Verona, tra il ’62 e il 1971. Il “pugile” Leonel Sánchez fu ingaggiato dal Milan, nel giugno 1963, ufficialmente in prestito dall’Universidad de Chile. Disputò solo il derby contro l’Inter nel Torneo Città di Milano. Tutto finì lì. Per la cronaca, il padre di Sánchez era stato pugile e lo stesso Leonel aveva praticato la boxe prima di dedicarsi al calcio. Un mesetto prima era arrivato a Milano ma con l’Universidad, per giocare un’amichevole contro l’Inter: fu l’occasione per fare la pace con Humberto Maschio, andata a buon fine. Quando poi invece si trovò a indossare la maglia del Milan, si riappacificò con Mario David.


La partita del 2 giugno 1962 tra Cile e Italia passò dunque alla storia, ma per motivi poco edificanti. Si inserì tra l’altro in un’edizione considerata la più violenta dei Mondiali, visto che si verificarono alcuni gravi infortuni nel corso del torneo. Il peggiore sarebbe capitato al sovietico Dubyinskyi, che riportò una tremenda frattura alla gamba nello scontro con lo jugoslavo Mujic: sarebbe morto 6 anni più tardi per i postumi di quell’incidente.

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Fonti

  • storiedicalcio.altervista.org (LINK), 11.12.2015
  • partidosdelaroja.com (LINK)
  • La Gazzetta dello Sport, 24.6.1963 (via magliarossonera.it | LINK)
  • Calciatori di Serie A 1929-2023 – Volume 3“, di Fabrizio Schmid e Giovanni Gualersi, pag. 141
  • Mondiali, La grande enciclopedia della Coppa del Mondo, Guerin Sportivo, 1994, pagg. 198-199

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