L’idea di “BrasiLevante: storie verdeoro nel calcio giapponese” ha parecchio materiale sotto la superficie. Non è soltanto la storia dei brasiliani emigrati nella J.League: è un ponte a doppio senso, fatto di naturalizzazioni, maestri, campioni del mondo, giapponesi cresciuti calcisticamente in Brasile e persino di uomini che hanno contribuito a cambiare il modo in cui in Giappone si insegnava il calcio.
Se chiedessimo di nominare il brasiliano più importante nella storia del calcio giapponese, molti risponderebbero Zico. Qualcuno Ruy Ramos.
Ma c’è un nome che porta la storia parecchio più indietro: Sérgio Echigo.
La sua vicenda è forse meno conosciuta in Europa, ma è perfetta per la nostra rubrica BrasiLevante perché spiega una cosa essenziale: prima che il Giappone importasse grandi campioni brasiliani, aveva già cominciato a importare conoscenza calcistica dal Brasile.
Da São Paulo al vecchio calcio giapponese
Echigo nacque a São Paulo nel 1945 da genitori giapponesi e crebbe calcisticamente in Brasile, arrivando a giocare anche nel Corinthians. Lasciò il segno, grazie all’introduzione di un gesto tecnico che un certo Roberto Rivellino – suo compagno delle giovanili – avrebbe poi affermato di avergli ‘rubato’: l’Elastico, diventato tanti anni dopo un numero dell’incredibile Ronaldinho. Un’autentica skill da applicare nel dribbling: pallone accarezzato prima con l’esterno e poi con l’interno del piede, per superare il difensore di turno in maniera velocissima.
Nel 1972 Echigo si trasferì in Giappone, dopo esperienze minori in patria e vestì la maglia del Towa Real Estate, società che attraverso successive trasformazioni sarebbe arrivata all’attuale Shonan Bellmare. Secondo la Japan Football Association, Echigo divenne il primo ex calciatore professionista a giocare nella Japan Soccer League.
Ventuno anni prima della nascita della J.League.
Il calcio giapponese dell’epoca era quindi un pianeta completamente differente. Lo stesso Echigo ha raccontato efficacemente il contrasto: in Brasile il pallone apparteneva a tutti, ovunque e in qualsiasi momento; nel Giappone che trovò lui era ancora una pratica molto meno diffusa.
Il vero capolavoro arrivò dopo il ritiro
Ed è qui che la storia diventa sorprendente.
Terminata l’attività agonistica e dopo un’esperienza da allenatore, dal 1978 Echigo cominciò a viaggiare per il Giappone come istruttore delle Sawayaka Soccer.
I numeri certificati dalla JFA sono giganteschi: in venticinque anni partecipò a oltre mille camp di formazione giovanile, entrando in contatto con più di 500 mila bambini e ragazzi.
Mezzo milione.
Tra quei giovani, ricorda la stessa federazione, diversi sarebbero successivamente diventati calciatori della J.League e persino della Nazionale.
È un’influenza meno fotografabile di una tripletta o di una Coppa, ma forse persino più profonda.
Il Brasile come metodo di insegnamento
Echigo mostrava ai ragazzi la tecnica appresa in Brasile, il rapporto naturale con il pallone, la creatività. In un Paese nel quale il calcio stava cercando una sua identità, quelle lezioni contribuirono a creare curiosità e cultura.
La JFA lo ha inserito nella Japan Football Hall of Fame nel 2023, riconoscendogli proprio il ruolo svolto nella diffusione del gioco.

Ed è interessante guardare la cronologia. Echigo arriva nel 1972. Ramos nel 1977. Miura parte per il Brasile nel 1982. Zico sbarca a Kashima nel 1991. La J.League nasce nel 1993.
Vista così, la rivoluzione non appare improvvisa.
Prima del grande spettacolo televisivo c’erano già uomini che seminavano palloni nei campi giapponesi.
Sérgio Echigo, letteralmente, fu uno dei principali seminatori.


Rispondi