L’idea di “BrasiLevante: storie verdeoro nel calcio giapponese” ha parecchio materiale sotto la superficie. Non è soltanto la storia dei brasiliani emigrati nella J.League: è un ponte a doppio senso, fatto di naturalizzazioni, maestri, campioni del mondo, giapponesi cresciuti calcisticamente in Brasile e persino di uomini che hanno contribuito a cambiare il modo in cui in Giappone si insegnava il calcio.
SENZA CONFINI
Nel calcio esistono trasferimenti, naturalizzazioni e seconde patrie. Poi esistono storie che finiscono per confondere completamente i confini. Quella di Ruy Ramos appartiene decisamente all’ultima categoria.
Nato a Rio de Janeiro il 9 febbraio 1957, Ramos arrivò in Giappone nel 1977 per giocare nello Yomiuri FC. Erano anni lontanissimi dalla spettacolare J.League che conosciamo oggi: il calcio nipponico non era ancora professionistico e cercava modelli attraverso i quali crescere. Il giovane brasiliano non poteva immaginarlo, ma sarebbe diventato uno dei volti di quella trasformazione.
BRASILE E YOMIURI
Ramos portava qualcosa che in Giappone affascinava enormemente: tecnica individuale, fantasia, capacità di inventare una giocata senza chiedere il permesso al copione tattico. Ma ridurlo allo stereotipo del brasiliano tutto dribbling sarebbe ingeneroso.
Con lo Yomiuri divenne soprattutto un vincente. Contribuì a cinque titoli nella Japan Soccer League, fu capocannoniere nel 1979 e nel 1983 e guidò il campionato anche nella classifica degli assist in tre differenti stagioni. Prima dell’avvento della J.League aveva accumulato 210 presenze e 69 reti nella prima divisione della JSL.
Il Brasile, insomma, non era più semplicemente un paese calcistico da ammirare in televisione. Con Ramos entrava quotidianamente negli allenamenti, negli spogliatoi e nell’immaginario dei calciatori giapponesi.
UNA MAGLIA BLU SOPRA UN CUORE CARIOCA
Nel 1989 Ramos ottenne la cittadinanza giapponese. E qui la storia cambia dimensione. Non fu soltanto un grande straniero del campionato: diventò un giocatore della Nazionale del Giappone.
Partecipò alla vittoria nella Kirin Cup del 1991 e soprattutto alla conquista della Coppa d’Asia 1992, la prima della storia nipponica. Poco dopo fu uno degli uomini simbolo della squadra arrivata a un soffio dalla qualificazione a USA 1994, sfumata nel celebre “dramma di Doha”.
È difficile trovare un’immagine più efficace del legame Brasile-Giappone di quegli anni: in Nazionale giocavano contemporaneamente Ramos e Kazuyoshi Miura (insieme in basso), cioè un brasiliano diventato giapponese e un giapponese diventato calciatore in Brasile.

LA NASCITA DELLA J.LEAGUE
Quando nel 1993 arrivò finalmente la J.League, Ramos era ancora lì. Con il Verdy Kawasaki vinse i primi due campionati della nuova era professionistica, nel 1993 e 1994. A quasi quarant’anni non rappresentava il passato, ma una delle stelle del nuovo prodotto calcistico giapponese.
Il riconoscimento definitivo sarebbe arrivato nel 2018, con l’ingresso nella Japan Football Hall of Fame.
Ed è probabilmente da lui che “BrasiLevante” deve cominciare. Perché Ramos non fu semplicemente un brasiliano che ebbe successo in Giappone. Fu uno degli uomini attraverso cui il Giappone iniziò a immaginare quale calcio avrebbe voluto diventare.


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