Le canzoni ufficiali delle Nazionali avevano una reputazione precisa: giocatori davanti al microfono, ritornello elementare e risultato musicale spesso dimenticabile.

Nel 1990 l’Inghilterra decise di cambiare spartito. Per accompagnare la squadra di Bobby Robson a Italia ’90 vennero coinvolti i New Order, simbolo della scena musicale di Manchester. Nacque così World in Motion, pubblicata sotto il nome EnglandNewOrder.

Il risultato fu qualcosa di completamente diverso dalle tradizionali football songs. E il pubblico se ne accorse immediatamente: il singolo raggiunse il numero uno nel Regno Unito, rimanendoci per due settimane.

Poi arrivò John Barnes

La grande intuizione fu non trasformare i calciatori in improbabili cantanti. La squadra rimase soprattutto sullo sfondo. Con un’eccezione. John Barnes, ala del Liverpool e della Nazionale, registrò una parte rap destinata a diventare il segmento più famoso del pezzo. Trentasei anni dopo, è ancora uno dei momenti musicali più riconoscibili legati alla Nazionale inglese.

Persino il titolo ebbe una storia curiosa. Secondo la BBC, il brano avrebbe dovuto chiamarsi E for England, ma la Football Association preferì evitare possibili associazioni con l’ecstasy, sostanza legata alla cultura rave dell’epoca.

Manchester incontra Italia ’90

Il momento era irripetibile. Manchester stava vivendo l’esplosione della cultura indie-dance, con acid house, chitarre e club che stavano cambiando il suono britannico. Contemporaneamente, l’Inghilterra disputava uno dei suoi Mondiali più memorabili, arrivando fino alla semifinale contro la Germania Ovest.

World in Motion riuscì così nell’impresa più complicata: essere una canzone di calcio che funzionava anche senza il calcio. Non un souvenir del Mondiale, ma un vero disco pop. Nel 1990 il pallone inglese entrò in discoteca. E, per una volta, nessuno sentì il bisogno di abbassare il volume.