Nata in Friuli nel 1949, Elena Schiavo fu capitana, campionessa e simbolo della prima Nazionale femminile italiana: dal Mondiale dimenticato del 1971 alla battaglia contro i pregiudizi.
Dal Friuli alla maglia azzurra
Nata il 14 gennaio 1949 a Mereto di Tomba, in provincia di Udine, Elena Schiavo cresce tra Colloredo di Prato e Passons. Da bambina gioca a calcio anche scalza, ma l’assenza di squadre femminili la spinge verso l’atletica leggera, dove stabilisce primati regionali nei 400 e 800 metri e arriva nell’orbita della Nazionale. Il pallone, però, resta il suo richiamo irresistibile.
Nel 1963 comincia con le Furie Rosse di Cormons. Passata alla Roma, conquista il campionato del 1969, poi replica con il Real Torino nel 1970. In carriera vincerà complessivamente quattro scudetti e due Coppe Italia.
Capitana e prima star azzurra
Fisico poderoso, tecnica e temperamento ne fanno la grande figura della nascente Nazionale femminile. È capitana nel Mondiale non ufficiale del 1970 in Italia e soprattutto nella leggendaria Coppa del Mondo del 1971 in Messico, disputata davanti a folle superiori ai centomila spettatori. Lì segna due reti e diventa una delle protagoniste assolute dell’Italia. La stampa la ribattezza anche “Gigi Riva in gonnella”.

Professionista prima del professionismo
Al Real Torino ottiene qualcosa di rivoluzionario: un accordo scritto con compenso fisso, premi partita, vitto, alloggio, ferie e assicurazione. Nel frattempo lavora in un’azienda di lettini per bambini e coltiva una grande passione per la musica e i vinili. (glieroidelcalcio.com)
Una devastante serie di infortuni, compresa la rottura di menisco, crociati e legamenti, ne riduce progressivamente l’esplosività. Chiude nel 1979, appena trentenne, dopo esperienze anche con Valdobbiadene, Padova e Bologna.
Poi una vita normale, lontana dai riflettori, lavorando come ufficiale di Stato civile. Ma il segno lasciato resta enorme: Schiavo giocava anche per rivendicare il diritto delle donne a scegliere il proprio campo.


